Kader Abdolah

Kader Abdolah è una voce unica e insolita nel panorama della letteratura nederlandese contemporanea. Nasce ad Arak in Iran nel 1954, primo di sei figli, cresce in una famiglia profondamente legata ai valori e alle tradizioni religiose. Stimolato culturalmente da uno zio e influenzato dal ricordo del trisavolo, eminente uomo politico e poeta assassinato nel 1875 dallo scià, a dodici anni inizia a leggere, di nascosto, letteratura occidentale. Nel 1972 inizia a studiare fisica all’università di Teheran e ben presto diventa militante del movimento studentesco di rivolta clandestina che combatte prima lo scià e, dopo la sua destituzione, il regime degli ayatollah. Durante il periodo di clandestinità il fratello di Abdolah viene assassinato e due sue sorelle incarcerate. Nonostante ciò Kader riesce a scrivere due libri rimasti inediti e, nel 1978, termina gli studi. Nel 1985 è costretto a lasciare il suo Paese e, insieme alla moglie, si rifugia in Turchia dove vive tre anni fino a quando una delegazione olandese delle Nazioni Unite approda ad Ankara e l’Olanda lo accoglie come rifugiato politico. Durante il primo periodo di vita in Oldanda, Abdolah trascorre le sue giornate studiando intensamente la lingua del suo paese d’adozione e per un anno frequenta l’università di Utrecht. Nel 1993 esce il suo primo libro in nederlandese De adelaars (Le aquile) con il quale riceve il premio De Gouden Uil come opera d’esordio più venduta. A questa raccolta di racconti, incentrati sull’esperienza dell’esilio, fa seguito nel 1995 una seconda, De meisjes en de partizanen (Le ragazze e i partigiani). Nel 1997 viene pubblicato il suo romanzo autobiografico, Il viaggio delle bottiglie vuote (pubblicato in Italia da Iperborea nel 2001) in cui Bolfazl, profugo iraniano, racconta del suo difficile processo di integrazione all’interno di un tessuto sociale diverso. Nel 1998 esce Mirza una raccolta di articoli che Abdolah ha scritto, nel corso degli anni, sul periodico De Volkskrant nei quali si parla della tolleranza e della pacifica convivenza delle razze nella sua nuova Patria. In Scrittura cuneiforme (Iperborea 2000), il protagonista Ismail ricostruisce la storia della sua vita familiare in Iran prima di essere costretto all’esilio in Occidente. Ismail simboleggia l’idea di Abdolah di farsi ponte tra culture, trasformare un’esperienza di vita in destino poetico, fare propria la lingua straniera dell’esilio e rendere la scrittura un punto d’incontro, confronto e conoscenza tra Oriente e Occidente. Questa volontà di porsi come tramite si concretizza in un’altra particolarissima opera del 2002, Calila e Dimna (Iperborea 2005) un’appassionata escursione tra le meraviglie della novellistica persiana tradizionale e nel 2003 il percorso di elaborazione della propria memoria autobiografica continua con Ritratti e un vecchio sogno (Iperborea 2007), un viaggio in Sudafrica diventa percorso interiore di memoria, che prende forma in una serie di ritratti delle persone a lui care, compagni di vita e di lotta. Ma è nel 2005, con La casa della moschea (Iperborea 2008, vincitore del premio Grinzane Cavour), che Kader Abdolah sembra voler segnare il suo ritorno a casa, una sofferta e complessa riconciliazione col proprio paese, che non rinnega la sua identità acquisita di scrittore migrante, il suo punto di vista critico e trasversale. La casa della moschea è simbolo di un’intera società sconvolta dalla modernità, dal fondamentalismo, ma tenacemente legata alla propria identità. Il libro ha un tale successo che i lettori olandesi lo votano come secondo miglior romanzo mai scritto nella loro lingua. Nella sua ultima duplice opera pubblicata in Olanda nel 2008, De Koran e De Boodschapper, Abdolah elabora una personale traduzione del Corano accompagnata da una biografia di Maometto.